MonsieurDosto

   Un uomo a bassa manutenzione e al passo coi tempi. Per contatti, chiarimenti, spiegazioni,proposte indecenti E-MAIL & MSN: ken_dostoe(chiocciola)hotmail.com ICQ: 92199778

 

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    lunedì, giugno 29, 2009
     
    UN PAESE NORMALE

    In un paese normale, facciamo un esempio per inciso: toh! La Svizzera, il leader di una formazione di destra uscirebbe politicamente e umanamente devastato da vicende simili a quelle che sta vivendo negli ultimi tempi Berlusconi.

     

    Non è un discorso moralistico, anzi lo è in un certo senso, perché non si può fare i moralisti imponendo un’etica politica basata sull’autoritarismo morale, propagandando delle misure negative a sostegno di un’ideale di famiglia “tradizionale” e “convenzionale” (nel paese a caso toh! La Svizzera, dove la famiglia si aiuta sul serio, ci sono i pacs e gli asili aperti fino alle 19,00) e poi andare allegramente a troie senza pagare pegno e senza essere accusati per lo meno di incoerenza e di ipocrisia. Dico questo tralasciando il fatto che nei suoi comportamenti ci sarebbero anche gli estremi per dei reati, mi risulta infatti che il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione siano reati, magari procurarsi la cocaina dalla criminalità organizzata non è un reato se è per uso personale, ma un atteggiamento del genere un conto è se viene perpetrato dal portalettere Alvise Rossi, un conto da chi governa una nazione; E poi, ve lo immaginate Blocher che va allegramente a troie e una sua ministra al governo combattesse la sua battaglia contro la prostituzione per le strade. Beh! In un paese normale avrebbe la stessa credibilità dell’ubriaco che dieci giorni fa dormiva sul cofano della mia macchina e alle mie rimostranze diceva che non era veramente ubriaco ma stava simulando.


    Pensieri e parole di kendostoe | 15:47 | commenti (9)


    giovedì, giugno 11, 2009
     

    C'E' BISOGNO DELLA SINISTRA

    Un paio di episodi. Alcune settimane fa ho partecipato ad una sorta di rimpatriata con una decina di ex compagni di Liceo. Al termine della cena uno di loro chiede di avere la fattura del ristorante per poterla scaricare ai fini fiscali essendo lui un agente di commercio. Senza stare a fare scene madri e ramanzine plateali mi sono tenuto io la ricevuta e l’ho strappata dicendo che ritenevo profondamente ingiusto che i contribuenti pagassero la pizza e la birra a dieci ex studenti del Liceo Classico di Terni. Non tutti i presenti, del resto dagli studenti di un liceo classico della provincia italiana non è che ci si aspetti molto, hanno apprezzato il mio gesto. Sono stato anzi accusato di essere “troppo rigido”; “un comunista dogmatico” e di aver fatto una polemica sostanzialmente inutile.

     

    Due giorni dopo, sempre a Terni, un pensionato delle acciaierie uccideva la moglie malata di Alzheimer e si toglieva la vita lasciando una lettera dal contenuto struggente dove raccontava la malattia della moglie, tutta la sofferenza patita e tutta la solitudine. Pochi giorni prima si era visto rifiutare il ricovero della moglie in una residenza sanitaria. “Mi chiedevano 62 euro al giorno e noi viviamo con 1.100 euro di pensione”. Certo, un omicidio-suicidio non si giustifica mai ed è profondamente ingiusto che per far valere le proprie ragioni si debba e ci si debba ammazzare bla… bla… bla… ma il gesto del pensionato ha avuto a mio avviso una profonda dignità ed è stato dettato dalla totale mancanza di prospettive.

     

    Si, c’è ancora bisogno della sinistra, almeno finchè esistono leggi secondo le quali lo stato deve pagare le farfalle al tartufo e il filetto al pepe verde agli agenti di commercio e poi lascia in totale stato di abbandono gli anziani malati. Il disagio di intere fasce di popolazione in Italia viene lasciato in mano alla buona volontà dei singoli, al volontariato e questo non va bene. Ecco, forse la sinistra dovrebbe ripartire da questi casi concreti.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 11:13 | commenti (15)


    venerdì, giugno 05, 2009
     
    TERNANI DI BASILEA

    Destino ha voluto che io capitassi a svolgere oramai gran parte delle mie attività lavorative a Basilea, la città europea dove forse esiste la più vasta colonia di ternani.

     

    Secondo le statistiche gli “attinenti di Terni”(in gergo burocratese elvetico) residenti a Basilea Città sarebbero circa 1.700, vale a dire un 1% della popolazione cittadina totale, esiste una zona ribattezzata “Piccola Terni” e un associazionismo legato a Terni e all’Umbria molto vitale e in genere ricondotto storicamente alle organizzazioni di sinistra.

     

    C’è un motivo dietro a tutto ciò. L’emigrazione è cominciata dopo la crisi del 1953, quando le acciaierie a seguito della riconversione da economia di guerra ad economia di pace mandarono “a spasso” centinaia di lavoratori, fu così che il governo italiano concordò con la Svizzera un piano di aiuti che consisteva in uomini, in genere manodopera specializzata, per le industrie della zona Renana in cambio di aiuti economici per la ricostruzione. Accordo molto favorevole dato che l’Italia portò a casa soldi e una manciata di comunisti in meno… In seguito i primi arrivati sono stati raggiunti da parenti, amici, conoscenti.

     

    Benché, almeno inizialmente, i ternani fossero concentrati in zone ben precise della città non c’è da aspettarsi, ma questa in Svizzera è un po’ una regola generale, colore e folclore umbro, anzi, se non  fosse per i vari “Proietti”; “Basili”; “Rosati”; “Sabatini” cognomi tipicamente ternani e per alcuni ristoranti e bar “pseudo-etnici” aperti in genere da operai prestati alla ristorazione e dove in genere si mangia da cani e il cui successo è dovuto al fatto che gli svizzeri, bontà loro, ingurgitano e prendono per buono un po’ di tutto, sarebbero mimetizzati perfettamente nell’ambiente circostante. Motore propulsore della loro integrazione sono state per lo più le organizzazioni sindacali e politiche della sinistra essendo Basilea di fatto la città”rossa” per eccellenza della Confederazione Elvetica condizione grazie alla quale hanno comunque portato un po’ di ternanità in un ambiente che l’ha fortemente recepita, non è raro infatti trovare svizzeri che conoscono bene l’Umbria e che alimentano un flusso migratorio, sebbene di portata nettamente minore, verso una regione giudicata come una sorta di Toscana 2 ancora a portata di tasche e presa sempre più di mira da turisti dell’Europa del Nord che cercano nella mia regione una sorta di “buen retiro” (contenti loro…).

     

    In questo periodo di “Ternaner” ne ho conosciuti alcuni, per lo più di seconda o terza generazione, due dei quali impiegati all’Università. La maggior parte di loro ha una comprensione solo passiva della lingua italiana, la capiscono perché magari la parlano i genitori o i nonni, ma quando si tratta di mettere insieme qualche frase si esprimono con uno slang che ha un qualcosa di comico eppure sentono molto l’appartenenza a Terni e all’Umbria. Alcuni di loro ne hanno una conoscenza derivata da alcune esperienze infantili quando magari passavano le festività natalizie o le ferie estive a casa della zia o da qualche gita fuori porta alla cascata delle Marmore o al Lago di Piediluco ma hanno solo una vaga idea di quello che è la ternanità. Ieri uno di loro mi ha detto che a volte sente un po’ la mancanza della spontaneità che ha incontrato a Terni e che la sua è una famiglia di ternani purissimi da varie generazioni, suo nonno era amico di Libero Liberati e all’epoca giocò nella Ternana nel ruolo di portiere, il tutto detto in Schwitzerdütsch…


    Pensieri e parole di kendostoe | 11:41 | commenti (8)


    mercoledì, maggio 27, 2009
     

    ITALY VS SWITZERLAND (2)

    Si/No. Un altro gap culturale che ho faticato un po’ a colmare nei confronti degli svizzero-tedeschi riguarda una questione prima che linguistica profondamente culturale. Espressioni come “si”; “ok”; “va bene” significano appunto “si”; “ok”; “va bene”.

     

    Mi spiego meglio. Il ternano è abituato a due usi del “si” (o espressioni equivalenti) che nella Svizzera tedesca non esistono: A) il “si” come generica disponibilità ad una cosa che va poi confermata. B) il “si” teso a chiudere un discorso e fare contento e coglionato il tuo interlocutore, in genere quando si affronta un discorso su cose o attività non proprio gradevoli.

     

    Data la leggendaria tendenza degli svizzeri alla pianificazione e a programmare le cose con un certo anticipo, il si dato ad un invito a svolgere un determinato compito lavorativo, o semplicemente ad andare ad una conferenza, al ristorante, al cinema o a qualsiasi evento magari proposto due settimane prima, mentre a Terni, ma penso un po’ in tutta Italia, decade automaticamente in assenza di una riconferma, in Svizzera invece equivale ad un precisissimo impegno. Non aspettatevi nemmeno che il vostro collega si dimentichi della disponibilità, magari data distrattamente, ad aiutarlo a fare qualche compitino del cazzo di quelli che cercano tutti di evitare del tipo: spostare archivi cartacei ricopiare al pc dei taccuini scritti a mano e via dicendo…

     

    In certe occasioni sono stato costretto a dei veri e propri tour de force solo perché magari ho ricordato all’ultimo momento che avevo detto una settimana prima a Tizio, Caio o Sempronio che mi sarei tenuto libero o che avevo preso dei, per me generici, impegni con loro.

     

    Questa abitudine fa il paio con l’inesistenza del “no di cortesia”, pratica invece molto in voga in Italia. Per esempio quando si declina l’offerta di un caffè, di un dolcetto, di una caramella, non viene MAI fatto un secondo invito, a differenza della tendenza alla cerimoniosità di noi italiani.

     

    Solitudine. La personalissima convinzione che la mia vita, se fossi nato e cresciuto a Basilea o in qualsiasi città della Svizzera tedesca, sarebbe stata migliore viene suffragata ogni volta che osservo la totale naturalezza con la quale gli svizzeri vanno al cinema, al ristorante, nei concerti, al teatro o in vacanza da soli. Riflettevo anche sul fatto che è inutile discutere di individualismo politico senza un individualismo che viene dal basso e senza avere un modus vivendi autenticamente individualista.

    Si tratta sicuramente di una diversa e tipicamente mitteleuropea rielaborazione della solitudine vista in questo contento come una condizione privilegiata e consapevole senza tutte le accezioni negative tipiche di chi viene dai luoghi del “calore mediterraneo”.

    Durante la mia vita nella provincia italiana mi è capitato spessissimo di prendere parte a delle pratiche sociali in perfetta solitudine. Il prezzo da pagare per tutto ciò? Praticamente la rapida acquisizione dello status di “sfigato” e di “malato di mente” con tutto l’inevitabile corollario di conseguenze a cascata per l’intera esistenza.

     

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:27 | commenti (7)


    mercoledì, maggio 13, 2009
     
    BATTESIMO

    Alcuni giorni fa mia moglie ha ricevuto un per lei lusinghiero invito da parte di una mia cugina: quello di fare da madrina per il battesimo del suo primogenito. A differenza mia, pur accomunandomi con lei la stessa educazione fortemente laica, mia moglie è anche credente, ha avuto tutti i sacramenti, partecipa attivamente ad un gruppo corale e ad uno di volontariato, nelle grandi occasioni (natale pasqua e feste comandate…) segue le funzioni religiose e ci teneva affinché i nostri figli fossero battezzati. Abbiamo risolto lasciando a loro la scelta “quando avranno l’età della ragione”, insomma come fece il padre del Melandri su “Amici Miei”.

     

    Mia cugina ha pensato a mia moglie perché sta comunque crescendo, e bene, due figli senza grossi ausili esterni e vedeva in lei una persona idonea per far da “guida” nella vita di suo figlio. Così, purtroppo per lei, non l’ha pensata il sacerdote della chiesa dove questo bambino avrà il battesimo.

     

    Ebbene si, mia moglie è stata considerata inidonea a fare da madrina (e qui cito le testuali parole) “poiché non vive secondo i dettami di Cristo… Sia chiaro, questo non vuole essere un giudizio morale sulla sua persona…” che tradotto dal cattolichese significa “Siccome sei sposata solo con rito civile e la chiesa nella sua ottusità non riconosce altra forma di convivenza se non quella sancita davanti a quel por. .. ehm a “Dio” non puoi essere considerata degna di fare da guida ad un bambino”, ovviamente loro il giudizio morale lo hanno dato (mancava solo un “brutta troia” alla fine) anche se dicono il contrario nelle loro ipocrite parole.

     

    All’iniziale domanda su come si possa permettere un prete a giudicare mia moglie nel ruolo di donna e madre si sono susseguite una serie di riflessioni.

     

    Penso che la chiesa cattolica abbia il diritto di decidere chi è degno di appartenervi e chi no e penso che con atti di questo genere si qualifichi per quello che è. Penso pure che, pur essendo da sempre stato restio ad appoggiare le varie organizzazioni che promuovono lo sbattezzo, è bene che il battesimo sia considerato nella sua essenza: l’adesione dogmatica e totale ad una istituzione i cui crimini e la cui assenza di rispetto per il pluralismo e per la libertà e la dignità della persona sono sotto gli occhi di tutti, adesione coatta e violenta proprio perché imposta ad un individuo che non è in grado di scegliere. E’ bene che prima di battezzare i propri figli ognuno di noi, invece che lasciarsi trasportare dalla consuetudine come fa il 90% delle famiglie, ci pensi bene prima di alimentare, in un vizioso circolo di “banalità del male” un’istituzione di questo tipo.


    Pensieri e parole di kendostoe | 11:25 | commenti (11)


    venerdì, maggio 08, 2009
     
    ITALY VS SWITZERLAND

    Dopo sei giorni di fila passati a Basilea e la sempre maggior frequentazione di questa città mi è venuta voglia di fare un esercizio, quello di elencare alcuni motivi per i quali vale la pena vivere in Italia piuttosto che in Svizzera, con particolare riferimento alla Svizzera tedesca perché come diceva Lucio Dalla “Il Ticino come estero è una fregatura”. Sia chiaro, i motivi per i quali vale la pena l’esatto contrario sono pressoché infiniti ma siccome a me piacciono le varie sfumature di grigio ho voglia di fare questo esercizio ed elencarne alcuni con un ordine assolutamente casuale.

     

    Il servizio sanitario nazionale. Non mi stancherò mai di ripeterlo ma un sistema sanitario che non ti considera un “assicurato” e parte da un presupposto universalistico è milioni di volte meglio rispetto ad altri sistemi tanto cari ad un certo pensiero liberista. Se non fosse per il Vaticano che influenze le scelte di alcuni medici il sistema sanitario italiano sarebbe forse il migliore al mondo. Lo dice l’OMS, del resto, che quello italiano è il 2° sistema sanitario del mondo a livello qualitativo e al primo posto non c’è quello Svizzero. (tiè!).

     

    La qualità del cibo. E’ un luogo comune assolutamente vero: in Italia si è molto più attenti alla qualità del cibo e questo vale sia per quello somministrato nei ristoranti che per quello industriale. Stendiamo un velo pietoso sul cibo svizzero: scadente, a prezzi altissimi e completamente “artificiale” nel gusto e nelle componenti.

     

    Ironia. Questa è una cosa che veramente richiede, in particolare da parte di noi ternani che nell’esprimerci abbiamo tutta un’arte del grottesco (cose come esprimere la propria soddisfazione nel rivedere una persona augurandogli le peggiori disgrazie o prendersi per il culo pesantemente ma dalla sfumatura del tono si capisce che si scherza) uno sforzo immane: gli svizzeri prendono tutto alla lettera si offendono per delle cazzate abominevoli devi spiegare centomila volte che “quella volta” stavi scherzando.

     

    Caffè espresso. Per uno come me che da un quarto di secolo oramai non rinuncia alla tazzina di caffè la mattina appena sveglio e subito dopo pranzo non riuscire a trovare niente di diverso dal solito sciacquone è veramente un dramma.

     

    Uso discriminatorio del dialetto. Praticamente quello che ho già scritto qualche giorno fa.

     

    Gli orari di apertura dei negozi: “Se questa è una città che alle 6 si spengono le luci e i negozi sono vuoti…” . E’ l’incipit di un pezzo di Pippo Pollina, una grande cantautore italiano residente a Zurigo. La canzone parla di Ginevra ma anche a Basel le cose non stanno poi diversamente. Ad onor del vero piano piano la realtà sta cambiando, anche qui diventa sempre più facile trovare i megastore aperti fino alle 20 (!) ma la Domenica le città svizzere si trasformano in delle autentiche ghost town. Solo una recente votazione che consente agli esercizi all’interno di stazioni e aeroporti l’apertura domenicale permette a chi per esempio non è stato previdente nel fare provviste alimentari di non sentire i morsi della fame e di avere un alternativa, grazie ai mini-market a prezzi gonfiati presenti nella stazioni, ad un pranzo o ad una cena a base di snack dei distributori automatici.

     

    Socialità: Ho sempre odiato con tutte le mie forze l’invadenza cafona (in gergo calore mediterraneo) tipica del centro-sud Italia, ma un soggiorno seppur breve nella Svizzere tedesca farebbe cambiare leggermente idea anche al più accanito tra gli isolazionisti. Per esempio annunciare senza il dovuto preavviso una tua visita ad una persona è un qualcosa che viene percepito come una totale mancanza di delicatezza al punto da ricevere un fermo diniego anche se quella persona quel giorno non ha nulla da fare. Insomma… La giusta via di mezzo no, eh!? Contraltare: non sei visto come un pericoloso maniaco o un frustrato se vai al cinema o al ristorante da solo.

     

    Continua… (?)

    Pensieri e parole di kendostoe | 16:01 | commenti (11)


    giovedì, maggio 07, 2009
     
    SULL'ODIO CONDOMINIALE

    Da qualche mese a questa parte il Comune di Terni ha dato il via alla raccolta differenziata “porta a porta” dei rifiuti. Un’ottima prassi che in Svizzera è in vigore, senza troppi patemi d’animo, da alcuni decenni ma che applicata alla realtà umbra scatena il fenomeno, dalla mia esperienza tutto italiano, dell’odio condominiale con le sue mille varianti di logiche del territorio.

     

    Nel corso della mia esistenza e delle numerose case cambiate ho quasi sempre vissuto all’interno di condomini. Come mia indole ho sempre improntato i rapporti con gli altri condòmini alla massima cortesia e al contempo alla massima presa di distanze, non sono tanto per intenderci il tipo che va a chiedere il sale alla vicina per poi imbastire delle gioviali chiacchierate. Per farvi qualche esempio, pur vivendo da oramai 7 anni nella stessa abitazione, alle facce della maggior parte dei coinquilini del mio stabile non riesco ad associare un nome, un interno, non saprei dire qual è la loro auto, quali sono le loro abitudini e via dicendo… Le rare riunioni di condominio sono una delle cose che delego completamente alla mia signora, i miei rapporti si basano sul “buongiorno, buonasera, come sta signora?” e su qualche piccolo presente in occasione, per esempio, della nascita di un bambino. Non ricordo di aver mai invitato un vicino a prendere un caffè né di essere mai stato a casa loro. Naturalmente rispetto le elementari norme di buona educazione, non ascolto la musica ad alto volume, evito di dare party con 120 invitati a casa mia, di fare lavori di falegnameria alle 8 di domenica (vi giuro che in una mia esperienza condominiale mi è capitato anche questo) di camminare per casa alle due di notte con gli zoccoli del pescatore caprese e altre piccole accortezze.

     

    Ho pensato a tutto questo quando, passando davanti ad un grande condominio vicino casa dei miei, ho letto un cartello a caratteri cubitali con su scritto testualmente: I casoneti presenti sono riservati al numero civico 43, Signora Ceccacci, per evitare brutte conseguenze, è pregata di mettere i suoi rifiuti urbani nei propi contenitori! !” Ovviamente un messaggio mafioso, dove si minacciano “brutte conseguenze” e che in Svizzera, ma penso in qualsiasi paese civile, non sarebbe rimasto legalmente impunito, scritto in forma anonima che conferisce bene l’idea di che arietta si respiri nel suddetto civico 43.

     

    Ho pensato poi ad una violenta discussione avuta da mio padre e dagli altri condomini con un altro suo vicino di casa che si arrogava il diritto di considerare privato un parcheggio pubblico solo perché di fronte al portone di casa sua arrivando a rigare le auto. Per la cronaca, dopo una decina di denunce infruttuose, le forze dell’ordine a Terni sono troppo impegnate a rompere il cazzo a quelli del centro sociale “Icaro” o ai pochi e pacifici extracomunitari residenti in città per aiutare i cittadini, tali pretese territoriali sono miracolosamente svanite dopo una mia e di mio fratello “cortese visita domiciliare”.

     

    Ecco, ripensando in particolare all’episodio della raccolta differenziata, mi immagino l’autore del cartello. Me lo vedo appostato sul balcone in piena notte con la lupara a tracolla e il sigaro in bocca, scena degna di un western-spaghetti di quarto ordine, quando ad un certo punto compare lei, la signora Ceccacci che si guarda intorno e con fare furtivo inserisce i suoi rifiuti nei “casoneti” proibiti, ed ecco poi l’uomo blaterare di “suo territorio” di “suoi cassonetti”mentra accarezza la lupara e soffia via una nuvola di fumo meditando “brutte conseguenze” per la signora Ceccacci e mi chiedo che cazzo di vita fa questa gente, cosa li spinge a “stanare” con questa grinta coloro che usano abusivamente i cassonetti dei rifiuti? Ma non hanno niente di meglio a cui pensare? E penso anche che se non si parte dal “micro”   è inutile parlare di “macro” cioè, com’è possibile parlare di convivenza con culture diverse, di integrazione degli stranieri, di capire l’altro con gente che ancora difende con la violenza e con logiche del territorio primitive il proprio posto auto e il proprio cassonetto dei rifiuti? Come reagirebbe il signore della lupara al trasferimento di una famiglia di nigeriani al civico 43?

    Pensieri e parole di kendostoe | 18:15 | commenti (4)


    lunedì, aprile 27, 2009
     
    CONTRO I DIALETTI

    Sono sempre stato un fervente sostenitore dei dialetti, almeno fino a poco tempo fa. I miei impegni professionali e la mia frequentazione assidua della cosiddetta Svizzera Tedesca (non che nel resto della Svizzera la situazione sia migliore) mi hanno fatto decisamente cambiare idea.

     

    D’accordo, può essere bellissimo sentire gli anziani parlare in dialetto o inserire in una conversazione con qualche concittadino qualche dicitura o qualche espressione tipicamente autoctone ma quando il dialetto anziché essere un modo di sentirsi uniti in qualcosa diventa un modo per escludere chi non è parte di quel qualcosa, allora è veramente una merda. Quando senti dire da più persone di varia estrazione e cultura, non senza un tronfio orgoglio, che il tedesco è la prima lingua straniera a Zurigo o a Berna capisci che siamo davanti ad un uso discriminatorio del dialetto e tutto ciò non è bello. Mi vengono un po’ in mente certe battaglie della Lega Nord…


    Pensieri e parole di kendostoe | 12:43 | commenti (5)


    lunedì, aprile 06, 2009
     
    FOIBIZZAZIONE

    Leggo, non senza diciamo “sentimenti contrastanti”, le reazioni alla decisione del G20 di includere la Svizzera in una lista “grigia” dei paradisi fiscali. Quello delle banche ,nella Confederazione Elvetica, è un argomento vagamente tabù, una situazione dinnanzi alla quale c’è molta poca voglia di fare i conti. Facendo un paragone è una situazione che richiama alla memoria un vecchio film di Alberto Sordi intitolato “Finchè c’è guerra c’è speranza”, pellicola dove l’Albertone nazionale interpreta un uomo che ha costruito la sua fortuna facendo il mercante d’armi conferendo, grazie alla sua professione, una certa agiatezza economica alla sua famiglia. Quando un giornalista farà scoppiare uno scandalo attorno alla sua persona, ad una prima passeggera indignazione la sua famiglia sostituisce subito la più totale indifferenza e, essendo abituata alla ricchezza, la totale rimozione dell’interrogativo su dove venga cotanta fortuna.

     

    Analizzando il fenomeno nello specifico possiamo intravedere una certa foibizzazione della questione. Per foibizzazione si intende una lettura di un fenomeno storico (e l’esempio delle foibe è calzante) dove vengono presi, ai fini di un analisi morale del determinato stato di cose, solo gli eventi che fanno comodo alla propria autoindulgenza e alla autoassoluzione e che portano un po’ al capovolgimento dei rapporti causa-effetto e vittima-carnefice. Così come per le foibe ci si “dimentica” del fatto che a dichiarare guerra a determinate popolazioni è stato il regime fascista, quando in Svizzera si parla di banche si dimenticano alcuni altrettanto “insignificanti” particolari.

     

    Si parla così di “bullismo” delle potenze europee di “inaccettabili attacchi ad un paese sovrano” di “negazione al diritto della libertà personale” solo per il fatto che alcuni paesi vorrebbero avere maggiore collaborazione nella lotta all’evasione fiscale e non ritengono più accettabile la leggendaria privacy della banche rossocrociate.

     

    Ecco, in tutta questa situazione io non ce la faccio proprio a vedere le banche e le istituzioni elvetiche recitare la parte delle vittime. Senza stare a scomodare l’ormai annosa vicenda dell’oro degli ebrei mi sembra superfluo ricordare che i soldi portati in Svizzera a seguito dell’evasione fiscale sono comunque soldi rubati e che, nonostante la Svizzera abbia firmato trattati internazionali a riguardo, lo sanno anche i sassi che tali trattati non vengono di fatto rispettati e che certi istituti sono un’autentica lavanderia di denaro proveniente dalle più disparate attività illecite ed illecite. Lasciamo perdere poi come certi cantoni conferiscono la cittadinanza e/o il diritto alla dimora e alla residenza solo su base patrimoniale, facendo pagare spesso un’irrisoria imposta forfetaria ai vari criminali in colletto bianco e/o narcotrafficanti sudamericani, garantendo loro la totale impunità.

     

    Detto questo vorrei invitare chi in questi giorni tanto si spertica in difesa della Svizzera e denuncia una presunta violazione dei diritti inalienabili dell’individuo a tenere questi grandi concetti per altre più credibili battaglie; molti civilissimi stati di diritto e molte familiari di vittime di olocausti, dittature e della criminalità organizzata ve ne saranno grati.


    Pensieri e parole di kendostoe | 15:43 | commenti (6)


    venerdì, marzo 27, 2009
     
    SOCIALITA' IMPOSTE: IL MARITO DELL'AMICA DELLA MOGLIE

    E’ primavera, tra pochi giorni tornerà l’ora legale, le giornate si fanno miti e il sole splende, comincia l’epoca delle scampagnate fuori porta. Tutto bello, per carità, ma per il non figo la fregatura è sempre dietro l’angolo.

     

    La vita del non figo è caratterizzata da un rapporto schizofrenico con il binomio solitudine/socialità al punto che i noti studi dell’istituto scaligero-ticinese di non figologia sono arrivati ad identificare la condizione del fighismo con il poter scegliere liberamente quando stare e non stare solo. Il non figo invece no! Il non figo vive di solitudini non volute e mal rielaborate ma anche, anzi direi soprattutto, di socialità imposte, di una serie di rapporti che a partire dall’età scolare è costretto a subire suo malgrado in virtù del fatto (e chi dice il contrario è un tronfio cazzàro) che la vita è fatta di tanti piccoli e grandi compromessi, di adattamenti, di tolleranze e di passi indietro spesso frutto di un lungo e sofferto processo di negoziazione.

     

    Fatta questa debita premessa possiamo dire che l’acutizzarsi della SSI (sindrome della socialità imposta) si ha quando il non figo è accoppiato e queste socialità divengono parte della rielaborazione quotidiana di un rapporto di coppia o familiare. Tale sindrome segue più o meno lo stesso ciclo stagionale delle allergie, tende a riacutizzarsi con l’arrivo della stagione calda quando, appunto, come gli allergeni nell’aria si moltiplicano le occasioni di socialità, le gite fuori porta, i picnic in riva ai laghi (usanza molto elvetica) le cene e via dicendo… Ed ecco che vi ritrovate in una domenica primaverile, con il vostro fantozziano programma di un pomeriggio passato davanti al pc ad ascoltare via web la radiocronaca di Ivano Mari della partita della Ternana mentre intanto vi incazzate bestemmiando in ternano sul forum rossoverdi.com schiumando rabbia per le ultime decisioni dell’allenatore e della società, con la dolce consorte che vi ha già preparato un bel programma alternativo: la gitarella, con annesso picnic o pranzo in un ristorantino tipico, in compagnia di una coppia di amici, insomma la classica e mai troppo vituperata uscita a 4: tu, lei, l’amica e il marito della sua amica. Ed è proprio su quest’ultima categoria che si dilungherà la mia trattazione odierna.

     

    A scapito di ogni individualità quella del marito dell’amica della moglie è una categoria chiusa sulla quale si possono fare, anzi si devono fare, le più grossolane e per molti deprecabili generalizzazioni. Il marito dell’amica della moglie è caratterizzato da alcune rigide caratteristiche ricorrenti a partire dall’avere degli interessi del tutto antitetici ai vostri. In genere professionalmente fa dei lavori del cazzo che per definizione sono poco simpatici ai non fighi, lavori tipo il promotore finanziario, il broker assicurativo, il rappresentante di abbigliamento, tutto ciò che ha a che fare con la “piazza finanziaria”, il commerciale per un’azienda che vende pompe idrauliche e via dicendo, tutte professioni che conferiscono al nostro un vago atteggiamento di rampantismo e la convinzione di essere in qualche modo “motore dell’economia”.

     

    Sarà tifoso di squadre del cazzo tipo l’Inter, anzi, il marito dell’amica della moglie è quasi sempre interista e per tutta la giornata ti massacrerà i coglioni con l’Inter prima di parlarti della sua seconda grande passione (il soggetto in questione è solito dare un tono epico alle sue inclinazioni, anche a quelle più banali) che in genere sarà un qualcosa come la pesca sportiva, la barca a vela, l’alpinismo, lo sci, la raccolta di funghi e/o castagne, il paintball, il restauro di vecchi ruderi, la sua band musicale fatta fuori dal giro discografico che conta a causa dei “soliti personaggi e della solita mafia” e che sta preparando il suo cd di inediti intitolato “il labirinto della passioni”; il tutto naturalmente passando per qualche, del tutto non richiesto e che ti guarderai bene dal seguire, consiglio sul mercato azionario, sui fondi pensionistici, sulla gestione del risparmio, sul mercato dei maglioni in lana d’angora, sul restauro dei mobili antichi.

     

    Tenderà a catalizzare l’attenzione e in ogni scampagnata che si rispetti ad un certo punto tua moglie, ma più spesso la sua amica, se ne usciranno con un “perché non porti anche il Monsieurdosto a pescare in riva al lago/etc…” A questo punto prendi dei generici impegni intervallati da espressioni del tipo “Eh! Mi piacerebbe ma a trovarlo il tempo!…”; “Domenica prossima purtroppo no visto che sono in Umbria dai miei, forse tra un paio di settimane…”; “Con i figli piccoli e con tutta la settimana passata in giro per lavoro è dura trovare la forza” e pensi che anche infliggersi un certo numero di ferite con un coltello e passare la giornata a farsi operare in ospedale potrebbe essere una prospettiva più allettante, il tutto mantenendo una certa cortesia di circostanza.

     

    La giornata si conclude in genere con i quattro passi sul lungolago e con i pensieri sugli impegni lavorativi della settimana seguente che a questo punto, superata la prova dell’uscita a 4, hanno un che di consolatorio e conferiscono un buon umore di fondo che lasciano pensare alla tua consorte che “in fondo non è stato così terribile” quando tu solo sai che in realtà è stato molto peggio.


    Pensieri e parole di kendostoe | 15:57 | commenti (9)